Cattivi tutor.

Premesso che non conosco il Corano, ed in me, uno degli interrogativi che mi sono posto e questo, perche questa “faida” tra sciiti e sunniti insiste da secoli, per scoprire il perche debbo fare ricerche per comprendere l’antefatto.

Area di diffusione dell’Islam: in arancio il territorio degli Sciiti, in verde quello dei Sunniti

L’Islam (in arabo إسلام, “sottomissione [a Dio]”) è una religione monoteistica nata nel VII secolo d.C. in Arabia, predicata da Maometto dapprima a Mecca. Il concetto di sottomissione intende l’abbandono nei confronti della Divinità, Allah (in arabo الله). Gli aderenti alla religione islamica vengono chiamati musulmani, e al giorno d’oggi sono circa 1,4 miliardi di persone, facendo dell’Islam la seconda (o terza) delle religioni maggiori, insieme con il Cristianesimo e il Buddismo. La religione islamica trova nel Corano il proprio testo sacro, considerandolo la parola di Allah rivelata direttamente a Maometto, considerato come il Sigillo dei Profeti, ovvero l’ultimo a portare all’umanità la rivelazione divina nella sua compiutezza. Le basi principali della religione islamica sono i Cinque Pilastri dell’Islam.

La democrazia islamica si riferisce a due tipi di democrazia che si riconoscono nei paesi islamici. La base di questa distinzione ha a che fare con il modo esauriente l’Islam è incorporato negli affari dello Stato. Uno stato democratico che riconosce l’Islam come religione di Stato, come avviene in Malesia, Pakistan e Maldive, è esempio di democrazia islamica. Alcuni valori religiosi sono incorporati nella vita pubblica, ma l’Islam non è l’unica fonte di diritto. Altri stati musulmani democratici sono Turchia, Indonesia, Marocco e Tunisia.

I concetti di liberalismo e di partecipazione democratica erano già presenti nel mondo medievale islamico[senza fonte]. Y. Azizah al-Hibri, per esempio, sostiene che durante la sua permanenza a Medina il governo di Maometto era un primo esempio di uno stato democratico, ma che lo sviluppo della democrazia nel mondo islamico alla fine si è fermato a seguito della scissione tra sciiti e sunniti.

Il riferimento tradizionale dei sunniti in materia di califfato è l’esempio dei “califfi ben guidati”, cioè i primi quattro dopo Maometto (Abu Bakr, Omar, Othman e Ali). Da notare che tutti e quattro furono eletti (da una ristretta cerchia di notabili) e quindi il Sunnismo avrebbe in teoria, se non in pratica, una predilezione per la democrazia.

Oggi espressione della democrazia islamica può essere considerata l’Unione parlamentare degli Stati membri della OIC.

Il conflitto ʿAlī-Muʿāwiya (656-661), altrimenti definibile Fitna dell’assassinio di ʿUthmān (in arabo: فتنة مقتل عثمان‎, Fitna maqtal ʿUthmān), o Prima Fitna, costituì la prima guerra civile della storia islamica. Essa esplose quando il governatore della Siria, Muʿāwiya b. Abī Sufyān si ribellò all’autorità del califfo ʿAlī b. Abī Tālib rivendicando il suo diritto alla vendetta nei confronti degli uccisori del precedente califfo e suo parente, ʿUthmān b. ʿAffān, che ʿAlī aveva perseguito con poco vigore. Dietro tutto ciò si stagliava però la questione irrisolta di chi potesse legittimamente rivendicare la suprema carica di califfo della Umma islamica.[1] La disputa frantumò l’unità della Umma e creò una profonda spaccatura che resterà permanente e che sarà alla base della differente concezione dell’Islam degli Sciiti e dei Sunniti, oltre che dei Kharigiti.

Dopo aver cercato i motivi di questo acre odio che divide il mondo islamico, ed aver conosciuto le innumerevoli battaglie per il titolo di Califfo, comprendo ora come ancor oggi tutto ciò si perpetui irrazionalmente ai nostri giorni, un odio tramandato e perseguito ferocemente, e come tutto questo si inserisca in un contesto che coinvolge l’Iran e l’Iraq.

Storicamente il paese era noto come Persia. Il 21 marzo 1935 lo scià Reza Pahlavi chiese formalmente alla comunità internazionale di riferirsi alla nazione con il nome utilizzato dai suoi abitanti in persiano, “Iran”, ovvero “Paese degli Arii[17]. Alcuni studiosi protestarono contro questa decisione, perché il cambio di nome avrebbe separato il paese dalla sua storia. Nel 1959 lo scià annunciò che i nomi di Persia e Iran erano interscambiabili e di uguale rilevanza in comunicazioni ufficiali e non. Tuttavia il nome “Iran” rimase il termine di uso più frequente in riferimento allo Stato, mentre i sostantivi/aggettivi “persiani” e “persiano” sono tuttora usati frequentemente in riferimento alla popolazione e alla lingua del paese.

Nel corso del 1978, mentre a Teheran si susseguivano le manifestazioni di protesta e gli scioperi, a Parigi tutti i gruppi di opposizione si unirono in un Comitato rivoluzionario guidato dall’ayatollah Khomeini. Dopo aver tentato la repressione, lo Scià provò la carta del dialogo, ma era ormai troppo tardi e l’ondata di proteste divenne un movimento rivoluzionario. All’inizio del 1979 tutto si bloccò e l’esercito, dopo una prima cruenta ma inutile reazione, lentamente cominciò a rifiutarsi di uccidere i propri compatrioti, che seguitavano a scendere ogni giorno di più nelle piazze.

In gennaio lo Scià fuggì all’estero ed il primo febbraio l’imam Khomeini tornò dall’esilio in Francia accolto in trionfo dalla folla. L’11 febbraio le forze armate iraniane dichiararono la loro neutralità e in tal modo segnarono la vittoria della rivoluzione islamica. In questa data è oggi celebrata la festa nazionale della Repubblica Islamica d’Iran. La vittoria della rivoluzione portò alla costituzione in Iran di un governo islamico ispirato da Khomeini, dopo una prima fase in cui l’esecutivo provvisorio fu guidato dal nazionalista Mehdi Bazargan, erede politico di Mohammad Mossadeq. Fin dal principio la Repubblica islamica fu caratterizzata da un intrinseco dualismo tra potere religioso e istituzioni statali.

L’episodio che segna questa radicalizzazione islamica della rivoluzione è la presa dell’ambasciata americana di Teheran nel novembre 1979 da parte di un gruppo di studenti, con la successiva crisi degli ostaggi. Si può concludere dicendo che la rivoluzione costituzionalista del 1906 e la rivoluzione iraniana del 1979 sono l’espressione non di una costante ostilità, bensì di una ricorrente possibilità di confronto fra Stato e religione. Tale rivoluzione riveste un’importanza epocale: per la prima volta infatti dei capi religiosi sono riusciti a opporsi con successo a un regime moderno, ma privo di una solida base di consenso.

عکسی از خمینی.JPG

Ruḥollāh Muṣṭafā Mōsavī Khomeynī (persiano: روح الله مصطفوی موسوی خمینی‎‎; Khomeyn, 24 settembre 1902Teheran, 3 giugno 1989) è stato un politico e religioso iraniano. Fu un ayatollah, capo spirituale e politico del suo Paese dal 1979 al 1989. Il suo governo fu di stampo religioso islamico sciita, impostato su uno stretto approccio fondamentalista. Il regime da lui instaurato inaugurò in Iran una linea di potere (definito, in maniera approssimativa, “teocratico”[1]) che sopravvive tuttora.

Guerra contro l’Iran[modifica | modifica wikitesto]

Saddam Hussein con Donald Rumsfeld, in qualità di inviato speciale dell’allora presidente statunitense Ronald Reagan, nel 1983. È disponibile il video completo.

Saddam desiderava ottenere la leadership dell’area vicino-orientale, il che lo pose in conflitto con l’Iran, dove nel 1979 era salito al potere l’ayatollah Khomeyni (19001989), rovesciando dal trono lo scià Mohammad Reza Pahlavi (19191980). Entrambi gli Stati ambivano a un ruolo egemonico nell’area del Golfo Persico e del Vicino Oriente.

Prendendo a pretesto la questione delle frontiere fra i due Paesi (specie la discussa linea di confine che correva nello Shatt al-‘Arab, fino ad allora regolamentata dall’accordo bilaterale di Algeri), l’Iraq attuò una serie di misure contro l’Iran, tra cui l’espulsione di 30.000 iracheni di origine iraniana. La crescente tensione sfociò in un conflitto armato: l’Iraq attaccò l’Iran nel 1980, dando inizio a quella che fu allora definita la Guerra del Golfo (oggi più nota come guerra Iran-Iraq), durata fino al 1988, anche se solo nel 1990 le operazioni belliche cessarono del tutto.

L’Iraq fu appoggiato sia dagli Stati Uniti – perché Khomeyni era loro notoriamente avverso – sia, ma solo parzialmente, dall’URSS, che preferiva un governo laico e socialisteggiante a uno di matrice islamica. Le truppe irachene nel periodo 19801986 avanzarono celermente nel territorio iraniano, grazie agli aiuti militari e a una discreta assistenza degli Stati Uniti, che cedettero all’Iraq le fotografie del teatro bellico riprese dai loro satelliti militari e armi tecnologicamente superiori. Furono impiegate anche armi chimiche contro la fanteria iraniana, sprovvista di maschere antigas.

L’Iran rispose con un superiore numero di soldati, che andavano all’attacco dei carri armati nemici in vere e proprie azioni suicide, e dal 1986 riuscì a organizzare un’accanita resistenza, richiamando gli iraniani ai loro più profondi sentimenti patriottici contro quello che ritenevano un aggressore. Gli iracheni nel 1988 furono ricacciati quasi interamente dal territorio iraniano, anche se il restante territorio occupato fu sgomberato solo dopo la fine del conflitto, a seguito di appositi accordi bilaterali.

Saddam Hussein accettò una tregua e la pace fu stipulata nel 1990: entrambi i paesi erano ormai stremati per la lunghissima guerra.

Prima guerra del Golfo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra del Golfo.

Saddam Hussein armato di fucile negli anni ottanta

Saddam non rinunciò a svolgere un ruolo egemonico nella regione e, riprendendo le mai accantonate pretese di sovranità irachena sul territorio dell’emirato, nell’agosto 1990 invase il Kuwait, che si arrese rapidamente. È possibile che alcune allusioni dell’ambasciatrice statunitense in Iraq avessero convinto Saddam Hussein che gli Stati Uniti non sarebbero intervenuti in aiuto dell’Emirato.

In realtà le Nazioni Unite si affrettarono a condannare l’aggressione, mentre il presidente degli Stati Uniti d’America George Bush era autorizzato dal Congresso degli Stati Uniti a utilizzare la forza militare contro le truppe irachene in Kuwait, nonostante l’autorizzazione fosse stata negata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. L’ONU intimò all’Iraq il ritiro delle truppe dal territorio kuwaitiano entro il 15 gennaio: scaduto l’ultimatum, gli Stati membri erano autorizzati a utilizzare ogni mezzo possibile per restituire sovranità al Kuwait. Dopo mesi di negoziati infruttuosi, il 16 gennaio una coalizione guidata dagli Stati Uniti, di cui facevano parte, fra gli altri, Regno Unito, Francia, Egitto, Siria, Arabia Saudita, Italia e Canada, cominciò una devastante campagna aerea contro l’Iraq e le truppe irachene nel Kuwait.

Il raʾīs rispose lanciando missili balistici Scud-B contro città israeliane e saudite. Israele, che non faceva parte della coalizione, non entrò nel conflitto per esplicita richiesta dell’ONU e degli USA: azioni israeliane avrebbero provocato l’uscita dei Paesi arabi dalla coalizione e forse anche un allargamento del conflitto. Dopo quattro settimane di bombardamenti, cominciò la fase terrestre della campagna Desert Storm: unità arabe e dei Marines sfondarono le difese irachene nel sud del Kuwait e liberarono la capitale dopo cento ore di battaglia, mentre divisioni corazzate americane penetrarono in Iraq da occidente ed effettuarono una manovra a tenaglia che impedì all’esercito e alla Guardia Repubblicana irachena di ripiegare verso Baghdad.

Delle 40 divisioni presenti in Kuwait, solo 4 si salvarono dall’accerchiamento, tutte appartenenti alla Guardia Repubblicana, l’élite delle forze armate irachene. L’offensiva fu sospesa il 2 marzo a soli 60 km da Baghdad (al contrario della successiva invasione del 2003), perché George H. W. Bush si rese conto della pericolosità di un vuoto di potere in Iraq. Mentre in Iraq infuriavano le rivolte della popolazione sciita nel sud e di quella curda nel nord, il 3 marzo 1991 fu firmato a Ṣafwān un armistizio tra i generali alleati e iracheni, che sanciva di fatto la fine della guerra.

L’armistizio consentì al regime di domare le insurrezioni e di riprendere il controllo del Paese. Ciononostante l’Iraq uscì molto indebolito dalla guerra: le strutture militari e governative erano state devastate dai bombardamenti, buona parte dell’esercito era stata distrutta e si stima che le perdite (civili e militari) superarono il milione di morti

Questo e ciò che rilevo da questa infinita querele costata milioni di morti, e che ancora sta mietendo vittime innocenti di un radicalismo inumano e molto simile hai massimalismi radicali della storia umana, proprio in questo momento ancora una capitale europea e colpita da questo cancro che ammorba il mondo.

Il futuro e sempre più incerto, unica possibilità alzare la vigilanza e collaborare in forma univoca alla riduzione ed all’isolamento dell’ISIS e movimenti simili, cominciando ad imporre agli stati sostenitori (per interesse o per paura di perdere il proprio status) di scegliere da che parte stare , pena l’isolamento, ( nonostante petrolio e affari ).

 

 

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