Riflessioni – 22 settembre 2014

Caro Sig. Crotti

Mi spingo ad ipotizzare un futuro, stante le tante disfunzioni del presente, e distinguo per periodi la mia analisi, fino ad ipotizzare le soluzioni possibili.

Stato delle cose.

-Amministrazione burocratica e farraginosa, scoraggia ogni nuovo investitore, e raggiunge costi impossibili.

-Lo stato non ha una politica industriale, per politica industriale intendo regole certe per investitori esteri ed interni, dove lo stato ponga in essere certezze, dei diritti e dei doveri, da assolvere qualora si decida di intraprendere in Italia.

-Data la schizofrenica tendenza dei mercati oggi, della ricerca di maggior profitto, in una altalena di movimentazioni istantanee del portafoglio ordini, ed alla successiva tribolazione nella riscossione del dovuto, lo stato si incarica di salvaguardare l’imprenditore ed il lavoro dipendente, e impone a saldo del lavoro svolto l’ente erogatore del dovuto, in tempi regolamentati e riscuote dal cliente quanto dove.

-Data la schizofrenica e cronica incongruenza della finanza mondiale, si impone un adeguamento del valore monetario europeo alle altre valute, troppo lento il processo di adeguamento al cambio, non possiamo dati i tempi istantanei del mercato finanziario attendere 7/8 anni per adeguare la nostra moneta alle altre, e certo una perdita secca di competitività, ed e un danno sicuro alla nostra economia.

-Queste solo alcuni rilievi dello stato delle cose a mio giudizio.

Il futuro

In ogni gestione amministrativa il numero degli addetti deve essere adeguato al volume di lavoro da svolgere in rapporto tra entrata ed uscita deve essere attivo, tanto e più attivo tanto e virtuoso. La variabile e informatizzare per ridurre i tempi ed i costi, ed ogni banca dati deve essere in rete, sfruttando sinergicamente il patrimonio dati.

Favorire l’investimento, tutelare l’investitore con una giustizia rapida, che certifichi rapidamente i contenziosi, nell’efficienza di un sistema informatizzato e ridotto nel numero di addetti portaborse e passacarte.

Una politica industriale dove lo stato tutela tutti, e si spende per gestire la forza lavoro e favorire gli investimenti che debbono ambire a rinnovarsi in tecnologie avanzate a costi accessibili dove creatività e ricerca sono i pilastri del futuro, e per profitti certi senza la necessità di decentramenti produttivi.

Chi vuole intraprendere in Italia deve impegnarsi se vuole rimanere, a non decentrare, nella ricerca effimera del costo del lavoro più basso.

Lo stato deve tutelare se stesso tutelando la forza lavoro ed i propri ricercatori il patrimonio più importante che e già costato in formazione, deve proteggere quegli imprenditori leali che si trovano davanti a clienti inadempienti, quindi serve una struttura che si frappone tra produttore e committente, saldando il primo e riscuotendo dal secondo in tempi stabiliti.

Dopo il dialogo telefonico al supermercato con il sig. Crotti e la sig.ra Liliana, come risolvere l’enigma “articolo 18”

Prime considerazioni sono sulle tutele che il dipendente ha grazie a quella legge, e sono che anche il lavoratore assume un rischio nel rendersi disponibile ad una prestazione d’opera in una determinata azienda, dove sta il rischio, se questa azienda fallisce anche il lavoratore può vedere sconvolta la propria vita, famiglia, figli, mutuo, casa…., con conseguenze anche drammatiche.

L’imprenditore con questo articolo 18 non può godere di quella variabile di una prestazione d’opera flessibile e quando il portafoglio ordini langue il calcolo e presto fatto non c’è liquidità sufficiente per il mantenimento di un dato numero di lavoratori che ad 8 ore giornaliere possono compiere tot numeri di prodotto, allora cosa si può fare, si chiedono soldi alle banche se si ha il sentore che il portafoglio ordini possa rimpinguarsi, ovviamente le banche chiederanno più interessi sul prestito, anche questo costo aggiuntivo e da tenere in conto, ma se alla peggio non si ha questa percezione ottimistica l’unica cosa da fare e chiedere la cassa integrazione ordinaria, che poi con il prolungarsi delle difficoltà diventa straordinaria, in fine l’unica cosa da fare e portare i libri contabili dal prefetto.

L’espediente dei contratti a progetto fu proprio questo cercare di risolvere a vantaggio dell’imprenditoria questa situazione di mercato, un mercato sempre più schizzato, e sempre più diversificate situazioni di contratti a termine, con uno sfruttamento che e arrivato a rasentare la schiavitù, il risultato e stato il sacrificio di almeno due generazioni di cittadini, mentre altri laureati e ricercatori hanno trovato sbocchi all’estero, con grande godimento di quegli stati che non investendo nulla nella formazione godevano delle start-up valore aggiunto gratuito, il danno di fiducia e di costituzione di nuovi nuclei famigliari s’è fatto benedire, questi giovani rovinati da pochi intellettualoidi teorici giuslavoristi, insegnanti e tecnici del diritto del lavoro, hanno rovinato milioni di italiani che hanno visto passare gli anni senza nessuna possibilità di costruire un futuro, ma la loro vita da anziani sarà ancora più terribile.

Proposte

Credo che bisognerebbe eliminare tutti i contratti a termine, togliere l’articolo 18, e cancellare la cassa integrazione, se un lavoratore risulta in eccesso viene messo in aspettativa per due anni ha lo stipendio, ma viene seguito da un tutore che per conto dello stato ricerca sul mercato possibili soluzioni lavorative, anche previo aggiornamenti professionali, se questo lavoratore si rifiuta di aderire dopo alcune proposte di lavoro perde il sussidio, ma essendo stato formato nella sua ditta precedente il licenziamento, può mantenere l’opzione di reintegro qualora la ditta originaria lo richiedesse.

Credo che per chi non ha mai avuto un impiego stabile si debba adottare il salario di cittadinanza, in attesa di un impiego, ed anche in questo caso le strutture di supporto debbono essere informatizzate su ogni specifica del aspirante lavoratore, e debbono seguirlo e consigliarlo nella strada da intraprendere.

Per concludere Renzi sta sbagliando fissandosi sull’articolo 18, non e una prova di forza che determina chi ce l’ha più lungo, ma un insieme di provvedimenti che si fondono in un intreccio portante.

Sono disturbato da me stesso per aver sperato supinamente in tecnici che hanno dato solo prova del loro tecnicismo senza anima, mi sento gabbato, e non mi va più di sopportare il blaterare di un giovane scalatore, che afferma ad ogni piè sospinto che lui le cose le fa sul serio, se così non fosse può anche andarsene subito?

Non credo all’uomo solo che risolve ogni problema, non vi credevo con Berlusconi, men che meno con Renzi.

Saluti

Antonio C

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Rispetto le leggi, penso, leggo, dipingo, e sogno un mondo degli uomini, dove l'equilibrio tra l'essere e l'avere sia umanamente equo. Dove a tutti sia data una possibilità per esprimersi e per modellare il proprio futuro.
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