Regole nuove, idee vecchie….

Arrabbiato si!!…Mi sono sempre chiesto se questi giuslavuristi, conoscono gli ambienti di lavoro dipendente, tra le loro università esiste l’integrativo preparatorio di verifica dell’ambiente del lavoro dipendente?…se debbono pensare a soluzioni innovative, mi sembrerebbe il minimo, conoscere di cio che si va teorizzando. Ora Biagi ha proposto una forma di occupazione flessibile, tanto flessibile che ne e stato fatto mercimonio….il precariato e diventato il vero Business di una imprenditoria cialtrona, che non ha idee sul futuro ma vive sul presente e sui redditi effimeri di chi non ha altra scelta di futuro. e adesso bisogna ricorrere a modifiche radicali e ad un’altra mentalità per riparare a soluzioni intraprese sempre per il solito problema, con penuria di ordini in portafoglio posso licenziare gli operai eccedenti? poi si scopre che gli imprenditori non hanno la benche minima voglia di modificare il modo di pensare, ve lo immaginate voi un’imprenditore che intraprende senza aspirare al massimo del profitto?, e quando il profitto viene prima della libertà dell’uguaglianza, della fratellanza, tutto il vivere comune diventa violento, e come fare a modificare solo una parte della società, lasciando l’altra parte il libero arbitrio, non c’è dubbio che l’imprenditoria cercherà strade piu lucrose anche delocalizzando, Marchionne lo ha gia fatto nei fatti, ma tutto un altro mondo lo seguirà, quando noi abbiamo dato un nuovo regime al mondo del lavoro, non abbiamo posto paletti salati agli imprenditori che chiedono flessibilità e poi delocalizzano a loro piacimento, ma che mondo e questo, che giuslavuristi sono questi teorici del lavoro, sempre meglio che un vecchio puttaniere con un ego smisurato ed avvezzo ad ogni abuso, ma buon dio vogliamo randere giustizia alle famiglie che non hanno piu alcun punto di riferimento in questo mondaccio violento che non abbiamo chiesto, e che dobbiamo subire.

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Rispetto le leggi, penso, leggo, dipingo, e sogno un mondo degli uomini, dove l'equilibrio tra l'essere e l'avere sia umanamente equo. Dove a tutti sia data una possibilità per esprimersi e per modellare il proprio futuro.
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